IL PNRR DIMENTICA DI INTERVENIRE SULLE EMISSIONI DI GAS SERRA DELL'AGRICOLTURA

Un intervento di Maria Grazia Mammuccini, presidente Federbio

04/05/2021

"Peccato. Vista la forza del biologico italiano avevamo l’occasione per conquistare una posizione di testa nell’Unione europea, proprio nella fase delicata della transizione ecologica continentale. Siamo rimasti ancora una volta indietro per un ritardo culturale che non riusciamo a scrollarci di dosso.
(...) Il Piano è dominato da un’idea di ripresa veloce, non sufficientemente distante dal vecchio modello che ha causato il problema. Mentre la resilienza, la capacità di far durare nel tempo l’economia che si rimette in moto, è stata distribuita con il contagocce.
(...) Il Pnrr è l’avvio di una transizione tecnologica che segna un miglioramento rispetto alla fase precedente. Tuttavia l’assenza persino delle parole “agroecologia” e “agricoltura biologica” – per non parlare delle politiche che queste parole sottintendono – rivela un limite grave.
L’idea di agricoltura che permea il Pnrr non è centrata sul cibo, sulla salute dei campi e – di conseguenza – sulla salute delle persone. Ma sulle esigenze del sistema industriale. I campi sono pensati come un’appendice delle fabbriche. (...) Quello che manca è la sostanza. Il riconoscimento che l’agricoltura e l’allevamento intensivi che si sono sviluppati negli ultimi decenni sono concausa importante della crisi climatica, dell’inquinamento delle falde idriche, dell’inaridimento dei suoli, della riduzione della biodiversità.
(...) La Fao ha sancito la svolta verso l’agroecologia, di cui biologico e biodinamico sono le esperienze concrete più diffuse, con il convegno internazionale che si è tenuto a Roma nel 2018. L’Unione Europea l’ha fatto con Green Deal e con le Strategie Farm to Fork e Biodiversità che puntano sul biologico. (...) Si tratta di rovesciare un modello che non ha funzionato. (...).
Ora l’Europa chiede di voltar pagina. Il Pnrr lo fa a metà. Propone il salto tecnologico in direzione della diminuzione dell’impatto ambientale, ma dimentica l’agricoltura. (...) questo vuol dire aver dimenticato di intervenire su un quarto delle emissioni serra totali (13% dall’agricoltura, 11% dalla gestione del suolo). Gli interventi proposti riguardano solo l’altro 13% di emissioni: il sistema produttivo e logistico legato all’intero ciclo degli alimenti.
(...) Per questo ci batteremo in Parlamento, nelle Regioni, in tutte le sedi istituzionali perché si varino le riforme necessarie a completare il percorso indicato dal Pnrr: la promozione dei distretti biologici per valorizzare anche le aree interne, la trasparenza digitale per il controllo delle filiere, la riforma fiscale per far pagare l’inquinamento a chi inquina."

Fonte: Cambia la Terra

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