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LAVORAZIONI MECCANICHE DEL TERRENO (2)

Lavori di preparazione all’impianto del vigneto
La vite si adatta ai più svariati tipi di terreno, ma non tutte le situazioni permettono un ottimale sviluppo che consente di esaltare le potenzialità produttive e qualitative di un determinato vitigno e in ogni caso gli interventi devono essere i più adatti per ricevere il nuovo vigneto.
Il reimpianto del vigneto non è una pratica consigliabile in quanto possono manifestarsi fenomeni di “stanchezza” causati da:
• parassiti fungini, tipo Armillaria, che producono marciumi radicali;
• sostanze tossiche emesse dalle radici;
• carenze di macro e microelementi provocate dalla precedente coltura;
• infestazione di nematodi del genere Xiphinema.
Si preferisce lasciare trascorrere qualche anno prima dell’impianto del nuovo vigneto: 4-5 anni per terreni leggeri e sabbiosi e 6-7 per quelli pesanti e argillosi, coltivandolo nel frattempo con piante erbacee (come la medica).
L’ubicazione del vigneto è importante perché solo determinate condizioni di terreno e clima consentono di esprimere al meglio le potenzialità produttive. In collina vanno preferiti appezzamenti esposti a sud, sud-est e sud-ovest, ad eccezione di vitigni bianchi precoci (Pinot, Chardonnay, Sauvignon Bianco). Vanno preferiti i terreni dotati di fertilità naturale.
Le caratteristiche fisico chimiche del terreno dipendono da: struttura, tessitura o granulometria, reazione (ph), sostanza organica, calcare totale e attivo (carbonati), presenza di macroelementi (potassio, fosforo, magnesio, calcio e zolfo scambiabili o assimilabili) e microelementi (ferro, boro, manganese, zinco, rame, ecc).
L’analisi del terreno permetterà di valutare questi componenti ed intervenire con le pratiche più opportune per migliorare le caratteristiche del terreno.
 
Sistemazione superficiale
Con il progresso tecnologico il rapporto tra uomo e territorio nella società rurale si è profondamente modificato, spesso con conseguenze negative sull’ambiente: nelle zone collinari, frequenti sono i casi di irrazionale gestione dei versanti e di cattiva manutenzione della rete di sgrondo delle acque.
I fenomeni di degrado idrogeologico devono essere valutati prima di un nuovo impianto allo scopo di eseguire le necessarie opere di risanamento.
In pianura occorre eseguire il livellamento superficiale del terreno, in modo da eliminare eventuali depressioni che possono causare ristagni idrici con conseguenza di asfissia radicale e problemi fitopatologici.
Nel caso possano emergere strati profondi sterili, è necessario, prima del livellamento, togliere lo strato superficiale più fertile per ridistribuirlo terminato il livellamento. In terreni argillosi occorre realizzare appezzamenti stretti delimitati da fossi di scolo,  conviene creare anche una baulatura per favorire lo sgrondo delle acque.
In collina l’impianto può essere sistemato “per traverso”, seguendo più o meno le curve di livello, e in caso di pendenze fino al 30-35% si adottano le sistemazioni a cavalcapoggio, girapoggio e spina più o meno modificate. Il metodo a ritocchino favorisce la meccanizzazione, ma occorre fare attenzione al deflusso delle acque che se troppo rapido può dare corso a fenomeni erosivi. Oltre queste pendenze conviene adottare il terrazzamento ed il ciglionamento che però sono assai onerosi da realizzare.
 
Concimazione di fondo
Per eseguire la concimazione di fondo occorre conoscere le dotazioni del terreno, effettuando precedentemente un’analisi.
Il letame ed altre fonti di sostanza organica (pollina, compost, paglia, sovesci, ecc) servono per migliorare il tenore di humus del terreno.
Attraverso la concimazione di fondo si correggono le dotazioni naturali di elementi nutritivi contenuti nel  terreno, per rimediare ad eventuali carenze e creare una buona riserva di elementi nutritivi per il vigneto. Le sostanze organiche andranno interrate con l’aratura.
 
Lavorazione
E’ preferibile attuare in due tempi la lavorazione profonda di pre-impianto operando alla profondità di 1 metro con il ripper e facendo seguire un’aratura a 40-50 cm.. In questo modo gli strati profondi del terreno vengono rimossi senza portare in superficie la parte sterile e verrà migliorata la capacità idrica e la porosità del terreno.
La lavorazione superficiale deve essere eseguita con tipi di strumenti diversi in base alla granulometria del terreno; è meglio utilizzare estirpatori o coltivatori ed erpici piuttosto di fresatrici tradizionali che tendono a compattare lo strato di terreno sottostante.
Il terreno va lavorato quando è in tempera, cioè quando è al giusto tenore di umidità, soprattutto nel caso di terreni argillosi.
 
(aprile 2011)
 
Vedi anche:
 
 
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