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L’IMPIANTO DEL VIGNETO

 
Con l’impianto si realizza un ecosistema viticolo, formato dai vitigni, dal clima, dal suolo, e dalle tecniche colturali applicate dall’uomo. Lo scopo è quello di creare una fascia produttiva equilibrata con l’ambiente.
L’impianto del vigneto rappresenta un momento fondamentale per ricercare produzioni qualitative ed economicamente sostenibili.
La progettazione del vigneto è molto complessa e difficilmente le scelte adottate rappresenteranno la soluzione perfetta; è necessario tenere in considerazione alcuni parametri di scelta, cercando di prevedere ed evitare errori che in futuro potrebbero dimostrarsi antieconomici.
Le scelte :
· Luogo di impianto: preferire terreni collinari meno fertili con maggiori costi di produzione, rischi di siccità ma dove si ottengono qualità superiori, oppure preferire i terreni di pianura dove i costi di produzione sono inferiori?
· Scegliere la Denominazione di origine più o meno famosa ma vincolante o le IGT più elastiche e sempre gradite al mercato?
· Impianto con vitigni rossi oppure con i bianchi seguendo di anno in anno le tendenze?
· Scelta con vitigni internazionali, più facili da proporre sul mercato (ma inflazionati) o rivalorizzare i vitigni nazionali e autoctoni?
· Puntare sulla meccanizzazione realizzando l’impianto in funzione di questa o procedere secondo il modello tradizionale?
La scelta della densità di impianto è dipendente dall’ambiente pedoclimatico, dalla combinazione dell’innesto, dalla destinazione dell’uva e dalla forma di allevamento. Nelle zone DOP la densità di impianto non è autonoma, ma stabilita dai disciplinari in relazione alla resa massima di uva per ettaro; alcuni disciplinari stabiliscono anche la densità minima da adottare.
Densità via via crescenti, determinano una riduzione di spazio vitale per la pianta, causando una riduzione di produzione di uva per ceppo e un maggior deposito di zuccheri e di altre sostanze nobili per la qualità nella bacca come i polifenoli e aromi.
La definizione del sesto di impianto deve puntare ad ottenere la massima densità possibile (almeno 4.000 ceppi/ettaro), compatibilmente con la razionale meccanizzazione delle operazioni colturali.
 
(dicembre 2010)
 
Vedi anche:
 
 
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