Informazione” mis. 111b psr 2007-2013
MUFFA GRIGIA (Botritys cinerea):
la difesa
Diventano molto importanti innanzitutto alcune scelte pre-impianto quali: l'orientamento dei filari; la forma d'allevamento; il sesto d'impianto; la scelta del portinnesto e del clone.
Lo sviluppo del fungo patogeno poi può essere contrastato tramite una serie di accorgimenti di tipo preventivo:
· tenere inerbito il vigneto in modo che le grandi ed improvvise disponibilità di acqua vengano tamponate dal cotico erboso così che l’acino non si ingrossi repentinamente;
· adottare tutte le pratiche colturali atte a sfavorire lo sviluppo del fungo, quindi che permettano una buona aerazione della vegetazione e dei grappoli e diminuiscano l'umidità relativa: orientamento dei filari, forma d'allevamento, potatura corretta, eliminazione delle foglie attorno ai grappoli.
· evitare eccessive concimazioni, soprattutto quelle azotate, che rendono più suscettibili le piante agli attacchi del fungo.
· impedire l'ingresso del patogeno nei tessuti evitando la formazione di ferite o lesioni di diverso tipo (da grandine, da oidio, fori di penetrazione negli acini dovuti a tignole). Quindi effettuare anche una efficiente lotta ad oidio e tignole.
Due sono i metodi di lotta alla Botrite:
Il primo prevede l’intervento chimico nelle fasi fenologiche della vite maggiormente a rischio che sono:
· fine fioritura,
· imminente chiusura del grappolo,
· invaiatura,
· 3-4 settimane precedenti la vendemmia.
Il secondo prevede l’intervento chimico solo allorquando si verifica la regola dei due 15 (temperatura di 15°C e almeno 15 ore di bagnatura).
Ma strategie più opportune potrebbero essere quelle proposte da alcuni autori che prevedono un utilizzo combinato di questi metodi operando un trattamento in pre-chiusura grappolo preventivo e poi seguire per il resto della stagione l'andamento climatico per valutare l'opportunità di effettuare altri interventi.
Esperienze effettuate in Francia negli ultimi anni hanno messo in evidenza l'efficacia di un trattamento in fioritura che da solo, intervenendo sul patogeno in stato di latenza sui tessuti, riesce a raggiungere gradi d'azione intorno all'80%.
Il rame utilizzato solitamente contro la peronospora (riduce il vigore vegetativo e indurisce la buccia degli acini, proteggendo in parte dagli attacchi di botrite) e lo zolfo utilizzato contro l’oidio, contribuiscono al controllo della malattia.
Il litotamnio e lo zolfo abbinato alla bentonite si possono utilizzare in quanto ottimi cicatrizzante.
Nei vigneti ad alto rischio si consigliano 2 trattamenti nella fase di preschiusura grappolo e dall’invaiatura in poi fino a 10 giorni prima dalla vendemmia.
Il rame utilizzato solitamente contro la peronospora (riduce il vigore vegetativo e indurisce la buccia degli acini, proteggendo in parte dagli attacchi di botrite) e lo zolfo utilizzato contro l’oidio, contribuiscono al controllo della malattia.
Il litotamnio si può utilizzare in quanto è un ottimo cicatrizzante.
Tra i prodotti di maggiore efficacia vi sarebbe il Solfobenton (Solfiti + Bentonite) attualmente però non ammesso in agricoltura biologica in quanto lo zolfo è sotto forma di solfiti. Un effetto paragonabile può essere ottenuto trattando con una miscela di zolfo e bentonite polverulenti. Intervenire 2-3 volte in pre-chiusura grappolo con zolfo in polvere miscelato a bentonite agronomica nelle proporzioni con 35 Kg/Ha di zolfo e 8 Kg/Ha di bentonite.
Per vigneti storicamente colpiti dalla botrite, su varietà sensibili o se l’andamento climatico è favorevole alla malattia prevedere un trattamento in pre-chiusura grappolo, all’invaiatura ed in maturazione con Bacillus subtilis (Serenade).
(dicembre 2010)
Vedi anche: