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Informazione” mis. 111b psr 2007-2013
VERSO UNA VITICOLTURA BIOLOGICA:
la fase di conversione
Il periodo di conversione è il tempo che occorre per passare dall’agricoltura convenzionale alla produzione biologica certificata: in pratica gli anni che devono trascorrere tra l’inizio dell’applicazione delle tecniche di coltivazione biologica su un determinato appezzamento e l’anno in cui il raccolto ottenuto dal medesimo appezzamento può ottenere la certificazione (normalmente tre anni per la vite).
La superficie aziendale può essere sottoposta gradualmente al metodo biologico, secondo un piano di conversione concordato con l’organismo di controllo.
Questa è la fase più impegnativa, in cui si compiono gli sforzi maggiori per attuare gli interventi strutturali sull’azienda che permetteranno di raggiungere condizioni di maggiore equilibrio dell’agroecosistema (opportune sistemazioni idrauliche, introduzione di siepi e alberature, ripristino di aree umide naturali, cospicui apporti di ammendanti organici). Fino a quando esistono in azienda condizioni contemporanee di coltivazione sia convenzionale che biologica non sono ammesse produzioni parallele, vale a dire che non si possono coltivare le stesse varietà sia con metodo biologico che con metodo convenzionale.
La vite è tra le colture che meglio si prestano ad essere coltivate secondo il metodo biologico, ma ciò non significa che la conversione sia sempre agevole.
Se l’impostazione produttiva dell’azienda è orientata verso una viticoltura spinta si avranno maggiori problemi relativi all’ecosistema impoverito, ai cloni scelti tenendo come riferimento la produttività e non la resistenza ai patogeni, alla resistenza alle malattie. La riconversione sarà sicuramente più facile qualora il vigneto sia stato impostato in funzione della qualità piuttosto della quantità produttiva.
I fattori che determinano la facilità con cui il vigneto si presta ad essere coltivato biologicamente sono:
· la dislocazione geografica: meno difficoltà si incontreranno in terreni vocati, con buone condizioni di clima, terreno giacitura esposizione, ecc;
· lo stato vegetativo e nutrizionale: deve essere equilibrato, soprattutto l’eccesso di concimazioni azotate porta la pianta ad una maggiore suscettibilità verso i patogeni;
· le cultivar presenti: alcune sono più suscettibili di altre a malattie e attacchi di fitofagi;
l’investimento piante/ha: è più facile raggiungere un equilibrio vegetazionale con 4.000 piante/ha che con 1.500-2.000.
· l’equilibrio dell’agroecosistema: maggiormente sarà intatto, minori saranno gli interventi da parte dell’uomo;
· le pratiche effettuate precedentemente: minori problemi se già si effettuavano concimazioni organiche e se non si faceva uso di dissecanti.
Per poter continuare a sostenere una coltivazione economicamente e qualitativamente vantaggiosa negli ambienti a più spiccata tradizione viticola, è necessario invertire il processo di degrado ambientale attuando interventi di tipo strutturale.
E’ possibile effettuare interventi strutturali utili alla conversione di vigneti già impiantati, ma i risultati maggiormente significativi si ottengono nei nuovi impianti, soprattutto per gli interventi relativi alle sistemazioni idrauliche e all’apporto di ammendanti.
Una attenta valutazione delle caratteristiche pedologiche e ambientali è il primo passo per poter aumentare il grado di biodiversità con l’introduzione di arbusti e alberi fra i vigneti e l’inerbimento ai margini degli interfilari con specie adatte all’ambiente.
(dicembre 2009)
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