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LA COLTIVAZIONE CON IL METODO BIOLOGICO 
 
La coltivazione secondo il metodo dell'agricoltura biologica ha nei sui principi cardine il mantenimento e, se necessario, l'incremento/ripristino della fertilità del suolo e della biodiversità, fattori fondamentali per il mantenimento dell'equilibrio all'interno dell'agroecosistema.
La fertilità è la capacità del suolo di essere sufficientemente produttivo e quindi di favorire la crescita delle piante coltivate. I diversi elementi che, in interconnessione fra loro, concorrono a costituire la fertilità sono: la presenza di organismi viventi (componente biologica), la struttura del terreno (componente fisica) e la presenza di sostanze nutritive nel terreno (componente chimica).
La biodiversità è data dalla presenza di differenti specie vegetali ed animali le cui popolazioni sono presenti con dimensioni diverse in modo da poter vivere in associazione fra loro. Tra queste specie vi sono: piante, fitofagi (organismi che si nutrono prevalentemente di vegetali), patogeni, predatori, parassiti, parassitoidi. L'eterogeneità è un fattore fondamentale per garantire la stabilità dell'agroecosistema e quindi per garantire il controllo delle avversità.
L'attenzione a questi due fattori è la base su cui poggia la gestione della nutrizione delle piante, del controllo dei fitofagi, dei patogeni e delle infestanti per quanto riguarda l'agricoltura biologica.
Importante è il riutilizzo e riciclo dei rifiuti e dei sottoprodotti di origine animale e vegetale dell'azienda stessa.
Il ricorso a concimi, ammendanti e prodotti fitosanitari si effettua solo se indispensabile e dopo avere adottato le pratiche necessarie per garantire la fertilità del terreno ed il controllo di fitofagi e patogeni. I prodotti utilizzabili debbono essere compatibili con i principi dell’agricoltura biologica.
La normativa comunitaria indicata quali sono lo sostanze ammesse.
Non è ammesso l'utilizzo di organismi geneticamente modificati (OGM).
Le produzioni agricole devono essere sottoposte ad un periodo di conversione che inizierà della data in cui è stata notificata l'attività.
Le coltivazioni da agricoltura biologica sono sottoposte ad un periodo di conversione che è di almeno due anni prima della semina o, nel caso di pascoli o prati permanenti, di almeno due anni prima della loro utilizzo come foraggio biologico o nel caso delle colture perenni, diverse dai prati, di almeno tre anni prima del raccolto. In certi casi il periodo di conversione può essere prolungato o abbreviato, per l'intera azienda o per parte di essa, tenuto conto dell'utilizzazione degli appezzamenti.
 
(dicembre 2008)