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I cereali minori riscuotono notevole interesse in agricoltura biologica e rappresentano una opportunità sia agronomica per le loro caratteristiche di rusticità che ben possono inserirsi in una successione, che economica in quanto richiesti dal mercato.
IL FARRO
(Graminacee)
E' un cereale molto ben visto nell'ambito dell'agricoltura biologica. Le condizioni pedoclimatiche e nutrizionali (in questo caso esageratamente favorevoli) del Nord Italia possono portare ad un'altezza eccessiva della pianta (con conseguente allettamento) e ad una perdita della qualità del prodotto (minore resistenza alla cottura).
La tecnica colturale è molto simile a quella del grano (suo parente stretto) e lo si inserisce nella rotazione solitamente dopo una leguminosa per sfruttarne la fertilità lasciata al terreno: comunque il farro, dotato di grande rusticità e di ridotte esigenze nutrizionali, potrebbe inserirsi nella rotazione anche dopo un'altro cereale autunno-vernino.
La semina avviene contemporaneamente a quella del grano o leggermente più tardi; si impianta a file o a spaglio. La densità di semina dovrebbe essere di circa 250 cariossidi per metro quadro nelle zone marginali, di 300 in quelle fertili, di 350-400 cariossidi in presenza di stress abiotici.
E' piuttosto competitivo nei confronti delle infestanti grazie alla sua crescita rapida e all'accestimento vigoroso. In molte aree si anticipa parecchio la semina in modo da permettere che la coltura possa coprire velocemente la superficie.
E' comunque usata la tecnica della falsa semina. e l'alta densità d'impianto.
La raccolta si estende fino alla metà di luglio; la trebbiatrice deve essere regolata per ridurre al minimo le perdite per rottura e sgranatura delle spighe, molto fragili.
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