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ALLEVAMENTO BIOLOGICO DEL SUINO: UN ESEMPIO
Nell'azienda agricola di Eastleach Downs, Sam e Helen Wade fanno del loro meglio per garantire alle 80 scrofe da rimonta e alla loro progenie condizioni di benessere. Le scrofe che devono partorire hanno a disposizione paglia e terra per costruirsi i nidi nelle arche. I suinetti trascorrono in gruppi familiari tutta la loro esistenza. Gli animali possono grufolare e rotolarsi nel fango. Verri, scrofe e suinetti vivono all'aperto e non subiscono mutilazioni quali il taglio degli incisivi e l'applicazione dell'anello nasale, pratiche dolorose normalmente in uso negli allevamenti convenzionali. “Il benessere animale è economicamente redditizio”, suggerisce Sam Wade. “Se i maiali sono stressati è molto più probabile che si ammalino e che manifestino problemi comportamentali”.
Sam e Helen Wade si incontrarono alla fine degli anni 80 quando lavoravano per un gruppo internazionale specializzato nella selezione di razze commerciali da rimonta. “Quando lavoravamo nel centro”, ricorda Helen “avevamo a che fare con un sistema molto intensivo. I suini erano ingrassati su pavimenti di grigliato e per le scrofe c'erano ancora le gabbie da parto”. Con questo sistema, oggi vietato nel Regno Unito, le scrofe trascorrevano tutta la loro vita in uno spazio limitato, su cemento o grigliato.
Quando i Wades si sposarono, nel 1991, decisero di mettersi in proprio. Inizialmente gestirono nell'Hampshire un allevamento all'aperto di 2000 scrofe. Poi si trasferirono dove sono tuttora, nel cuore dei Cotswolds, dove affittarono parte di un fondo il cui proprietario stava cercando una fonte di fertilizzante per i suoi terreni arabili. Qui diedero inizio ad un allevamento all'aperto di 600 scrofe con un contratto con un unico grande allevatore. Quest'ultimo forniva le scrofe da rimonta e gli alimenti; i Wades garantivano manodopera, competenza e un rifornimento costante di suinetti di 3 settimane di età per l'ingrasso.
Col passare degli anni i Wades divennero progressivamente più insoddisfatti delle condizioni di benessere dei loro suini. Per prima cosa i suinetti venivano svezzati molto presto, a 3 settimane di età. La ragione di questo svezzamento precoce è che il ciclo estrale della scrofa inizia alcuni giorni dopo che i suinetti sono stati svezzati: anticipando lo svezzamento si anticipa di conseguenza la fecondazione. “Quando si svezza a tre settimane soffrono sia i suinetti che le scrofe” spiega Helen. Le scrofe hanno ancora molto latte e i suinetti vengono trasferiti altrove per essere ingrassati in capannoni, su grigliato.
La conversione al metodo biologico.
“Abbiamo iniziato a chiederci che senso avesse allevare i suinetti all'aperto per poi mandarli negli allevamenti intensivi dove non era garantito il loro benessere”. I Wades decisero allora di ingrassare loro stessi i suinetti e di certificarsi come azienda biologica. L'allevamento fu costituito nel 1999, con 75 scrofe ritirate dall'allevatore a cui prima fornivano la rimonta.
La conversione al biologico comportò alcuni cambiamenti importanti, nonostante i Wades avessero già precedentemente smesso di effettuare l'amputazione della coda e il taglio degli incisivi, pratiche vietate dal regolamento di zootecnia biologica. Sam ritiene che queste pratiche non siano necessarie se i maiali sono allevati all'aperto ed opportunamente gestiti. “I suini si mordono la coda quando sono annoiati. Nei capannoni la noia è un grosso problema, fuori no”. Quando incominciarono come allevatori a contratto erano soliti tagliare i denti incisivi dei suinetti, intervento praticato per prevenire i danni alle mammelle delle scrofe e le morsicature tra suinetti. I Wades capirono che non c'era bisogno di tagliare i denti se si provvedeva ad equilibrare il numero di suinetti per scrofa. “Se una scrofa ha 14 suinetti che lottano per 12 capezzoli, ciò può provocare danni alla mammella della scrofa e al muso dei suinetti”, dice Sam. “Spostate due di questi suinetti ad una scrofa che ne abbia 10 o meno e il problema si risolverà”.
Quando i Wades lavoravano a contratto vaccinavano di routine contro le diarree neonatali dei suinetti, che possono danneggiare seriamente la salute e la crescita dei lattonzoli. Attualmente i Wades non praticano più questa vaccinazione, che veniva somministrata alle scrofe prima del parto. “Adesso ruotiamo ad intervalli regolari gli animali in azienda, prevenendo in questo modo lo sviluppo degli agenti patogeni causa di diarrea”, spiega Sam. Negli allevamenti convenzionali all'aperto spesso succede che i suini siano tenuti sullo stesso terreno per due anni, favorendo in tal modo lo sviluppo dei patogeni”. Nell'allevamento biologico i suini possono restare per un periodo massimo di sei mesi nella stessa area, che poi deve rimanere vuota per un periodo di quattro anni.
I Wades erano inoltre abituati a trattare tutti i suinetti contro la coccidiosi a 5 giorni dalla nascita. Da quando sono biologici non ricorrono più a questa pratica. Non hanno eradicato la coccidiosi, che viene trasmessa da suinetto a suinetto, ma il problema non è più così grave da doverli mettere nella condizione di chiedere una deroga alla “Soil Association” per poter ricorrere a trattamenti allopatici. Quando non erano allevatori biologici tenevano i suinetti nelle arche dove nascevano fino a quando gli animali rimanevano in azienda; adesso i suinetti sono liberi di lasciare le arche dopo 48 ore dalla nascita. “Ciò consente loro di avere accesso all'acqua”, dice Sam, “permettendogli di superare gli attacchi di coccidiosi”. Anche un'accurata disinfestazione delle arche e il cambio della lettiera tra un parto e l'altro rappresentano buoni strumenti di prevenzione.
L'unico problema sanitario grave che i Wades hanno dovuto affrontare è la sindrome da deperimento multifattoriale del suino (PMWS). Molte aziende suinicole in questa parte dell'Inghilterra del sud hanno subito, a causa di questa patologia, perdite di circa il 30%. Al contrario in questa azienda agricola le perdite si sono attestate attorno al 10%. I Wades spiegano questo fatto in quanto nell'allevamento biologico gli animali sono meno soggetti allo stress e quindi in grado di fronteggiare meglio i virus. Sebbene ci sia ancora molta incertezza sulle cause della PMWS è ampiamente riconosciuto che la diminuzione dello stress tra i suini riduce l'incidenza della malattia.
In effetti tutto il sistema di gestione di questa azienda è volto a minimizzare lo stress. Se guardiamo ad esempio alla vita di un suinetto vediamo che viene svezzato ad 8 settimane (il tempo raccomandato dalla Associazione degli agricoltori biologici britannici “Soil Association” è di 6 settimane). Durante le ultime due settimane con la madre i suinetti, per abituarsi gradualmente al cambio di dieta, ricevono una quantità maggiore di cibo solido e minore di latte. Questa pratica permette inoltre alla scrofa di recuperare peso anche se sta ancora allattando. “E dopo 8 settimane”, suggerisce Helen, “anche le scrofe sono pronte a lasciare i suinetti”. I giovani suinetti rimangono dove sono nati, vivendo in gruppi familiari con altre nidiate che conoscono dalla nascita, fino a quando partono per il macello. I Wades sono convinti che questo sistema di allevamento migliori lo stato di salute dei propri animali.
La scelta della razza giusta da allevare in una azienda biologica è fondamentale. Le razze tradizionali come Saddleback, Gloucester Old Spot e Tamworth sono preferite dagli agricoltori biologici perché sono buone madri, sono robuste e meno soggette alle scottature solari. Tuttavia i Wades cominciarono con 12 suini di razza Camborough, un ceppo genealogico dalle elevate prestazioni sviluppato dal loro vecchio datore di lavoro. Quando si convertirono alla agricoltura biologica diedero alle loro scrofe un verro Duroc e attualmente sono contenti degli incroci ottenuti. ”Riteniamo che il Saddleback sia troppo grasso per il mercato moderno”, spiega Sam. “La progenie ottenuta dalle nostre scrofe ha un mantello colorato che protegge dalle scottature solari e garantisce buone performances in condizioni di allevamento biologico”.
Un paio di giorni prima che i suini lascino l'azienda vengono portati in strutture al coperto, su cemento con lettiera in paglia, organizzati in gruppi familiari. Questa pratica li aiuta ad abituarsi all'ambiente che troveranno al macello. Una ditta di trasporto con personale capace di gestire gli animali preleva i suini ogni martedì mattina. Dopo una notte di ambientamento i suini vengono macellati il giorno successivo. Fino ad oggi i Wades hanno venduto tutti i loro maiali ad una cooperativa di carni biologiche che rifornisce i maggiori supermercati del paese. In futuro pur volendo continuare a rifornire questa cooperativa, stanno valutando la possibilità di commerciare la propria carne localmente e di far macellare i suini nelle vicinanze della loro azienda agricola.
Dal punto di vista dei suini un viaggio più breve costituirà minor fonte di stress. Inoltre con questa iniziativa i Wades si propongono di creare un mercato locale. Negli ultimi anni si è verificata un'eccedenza di produzione di carne suina biologica, e i supermercati si sono riforniti dove i prodotti erano più economici. Questo ha determinato un aumento delle importazioni dalla Germania, anche se gli allevatori biologici inglesi contestano l'etichettatura biologica della carne con questa provenienza.
Infatti per evitare che i suini contraessero una malattia infettiva trasmessa dai cinghiali, agli allevatori tedeschi è stato permesso di tenere scrofe da rimonta e suinetti da ingrasso in capannoni fino a 10 settimane dal parto. “Ciò è assolutamente ingiusto nei confronti degli allevatori inglesi”, dice Sam. A causa di questa concorrenza i Wades hanno dovuto licenziare un dipendente e ridurre il numero delle scrofe. Incrementando le vendite locali i Wades saranno meno soggetti alle rigide politiche commerciali dei supermercati e alle deroghe ai regolamenti sul biologico applicate in altri paesi.
Fonte: documento informativo pubblicato sul sito della “Soil Association” (www.soilassociation.org), principale associazione di agricoltura biologica del Regno Unito, 21/01/2009.
(marzo 2009)
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