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PRATICHE VIRTUOSE PER LA PRODUZIONE DI SUINI BIOLOGICI
L’esperienza americana di R. Rosmann
 
Storicamente i suini sono stati considerati i “sollevatori del mutuo” delle aziende agricole americane, soprattutto nel Midwest. O almeno questo è stato il caso fino al 1998, anno in cui il prezzo è crollato. In quel periodo nella nostra famiglia abbiamo dovuto decidere se continuare o meno con la produzione di suini. Tutti noi, cioè io, mia moglie e i miei tre figli, a quel tempo adolescenti, abbiamo deciso di non mollare.
Nel 1983 avevamo sospeso l'utilizzo di pesticidi nella nostra azienda agricola dello Iowa. I raccolti furono certificati biologici per la prima volta nel 1994. Quello era all'incirca il periodo in cui cominciava ad emergere il mercato della soia biologica verso il Giappone. Successivamente, nel 1998, certificammo anche le 90 vacche con i loro vitelli (linea vacca-vitello). Solo nel 2003 abbiamo avuto il coraggio di iniziare la certificazione dei nostri suini. Perché questo è stato l'ultimo passaggio, e probabilmente il più importante, per ottenere la certificazione completa della nostra azienda agricola multifunzionale cerealicola e zootecnica, di 240 ?
Abbiamo sempre pensato che allevare i suini con il metodo biologico fosse molto più difficile che allevare i bovini. Forse questo era un pregiudizio infondato, ma dopo aver allevato fino a 1800 suini all'anno nei primi anni novanta, pensavamo che questo pregiudizio fosse fondato. Ci siamo resi conto che più suini producevamo, più problemi di tipo sanitario, produttivo ed economico avevamo. Dopo che nel 1998 avevamo deciso di continuare a produrre suini, sapevamo che era giunto il momento di allevarli in un modo completamente diverso, consono e complementare alla filosofia e alla gestione del resto della nostra azienda biologica. In primo luogo abbiamo cercato di cambiare il patrimonio genetico per ottenere suini più sani e più rustici, in modo da poter sospendere la somministrazione di antibiotici. Abbiamo così scoperto la razza Berkshire, che da allora è rimasta la razza alla base dei nostri incroci. Fino al 2003 vendevamo i suini di razza Berkshire in Giappone per la loro alta qualità. Successivamente, essendosi aperto il mercato per la carne suina biologica, abbiamo deciso di certificarci. Questo ha rappresentato per noi un passaggio difficile. Non eravamo molto sicuri di riuscire ad allevare suini in un modo diverso da quello convenzionale, che praticavamo da oltre 23 anni. Non pensavamo di poter riuscire a gestire i parassiti interni ed esterni senza i farmaci di origine chimica. Non pensavamo di riuscire a produrre un numero significativo di suinetti biologici, avendo circa 55 scrofe.
Mentre stiamo ancora continuamente imparando come migliorare ad allevare i suini col metodo biologico, ci siamo resi conto che molti dei principi dell'allevamento convenzionale sono validi anche per il biologico. E' fondamentale adottare un regime di pratiche di gestione virtuose che, mentre nell'allevamento convenzionale possono non essere sempre rispettate in quanto con gli antibiotici ci si può sempre salvare da eventuali negligenze, nell'allevamento biologico queste pratiche sono assolutamente necessarie e determinano un miglioramento delle capacità di gestione degli animali.
Adesso grande importanza hanno la prevenzione, l'igiene, il flusso di animali e la gestione. Il nostro approccio si basa sulla prevenzione piuttosto che sul ricorso ai trattamenti per rimediare ai problemi che si manifestano. La prevenzione delle malattie è sinonimo di igiene e della strategia del “tutto pieno-tutto vuoto”. I ricoveri hanno assolutamente bisogno di un periodo di riposo prima che vengano introdotti nuovi gruppi di suini. Noi acquistiamo dall'esterno solo i verri, mentre il resto del ciclo di allevamento è chiuso. Le procedure igieniche comprendono lavaggi con soluzioni a base di cloro, risciacqui potenti e applicazioni di calce. Successivamente, tra un gruppo e l'altro, lasciamo vuoti i ricoveri per almeno due settimane. La prevenzione delle malattie va applicata sia all'ambiente esterno agli animali che a quello interno al suino. Alle razioni delle scrofe in lattazione e dei suinetti in crescita è aggiunto aceto biologico di mela per tenere basso il pH dello stomaco e prevenire lo sviluppo di E.coli. Per il controllo dei parassiti esterni usiamo il piretro certificato. Per il controllo dei parassiti interni sono importanti l'esposizione alla luce, i periodi di vuoto sanitario e le tecniche per interromperne il ciclo vitale dei microorganismi. Va osservato che anche la diminuzione degli allevamenti nella nostra zona ha contribuito a determinare una riduzione delle malattie.
Abbiamo rimodellato le nostre strutture dell'allevamento convenzionale. Abbiamo scelto di non allevare i nostri suini sul pascolo in quanto abbiamo già adottato il metodo estensivo con recinti per i nostri bovini. Usiamo orzo, avena, pisello e paglia di lino e dal 1983 compostiamo tutte le nostre deiezioni. Abbiamo imparato che mettere a disposizione una lettiera asciutta e profonda è la chiave per prevenire le malattie. L'orzo e i piselli vengono coltivati per aumentare la percentuale proteica delle razioni, diminuendo l'utilizzo della costosa soia biologica. Lo schiacciamento dei suinetti nelle porcilaie di legno rappresenta tuttora uno dei problemi principali. Le scrofe Berkshire hanno bisogno di almeno un mezzo o più di “bianco” nel loro corredo genetico per essere delle buone madri. Per la nostra rimonta ci stiamo spostando da un mezzo a tre quarti di Chester White, mentre teniamo per l'ingrasso almeno un mezzo di Berkshire. I suini Berkshire sono estremamente docili e resistenti allo stress. Eliminiamo le scrofe che hanno la tendenza a schiacciare i suinetti. Anche il recinto è importante per prevenire la mortalità dei suinetti e attualmente ci stiamo impegnando per migliorarne il design.
L'allevamento dei suini biologici ci ha permesso di avere animali più “contenti”, liberi di comportarsi secondo natura con tanto spazio a disposizione per grufolare e interagire socialmente con i propri simili. La gestione dei dati continua ad essere il principale aspetto della gestione che dobbiamo migliorare. Uno dei prossimi compiti è quello di raccogliere dati sulle singole scrofe e di identificarle.
Lo scopo di avere un'azienda agricola biologica sia a seminativo che zootecnica è quello di raggiungere un equilibrio sia ambientale che economico. L'allevamento dei suini biologici ha migliorato di molto i nostri guadagni, in quanto non abbiamo altro reddito al di fuori dell'azienda. Alcuni dei nostri suini e bovini biologici sono venduti con la nostra etichetta nel nostro spaccio, gestito da mia moglie, altri a cooperative del biologico più grandi. E' triste dover dire che nel nostro territorio sono rimasti pochissimi allevatori di suini, mentre meno di 10 anni fa ce n'erano centinaia. Speriamo che l'allevamento di suini col metodo biologico ne faccia tornare qualcuno.
                                                                   
(novembre 2010)

 

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