LE NUOVE FRONTIERE DELLA CERTIFICAZIONE BIO
E’ indubbio che negli ultimi anni in Italia la discussione sulla certificazione del biologico si sta sempre più incanalando verso una contrapposizione tra chi rivendica che il vigente sistema, che prevede la certificazione di un ente terzo, rimane ancora l'unica strada percorribile capace di dare garanzie su scala nazionale e internazionale, e chi è favorevole ad un nuovo patto tra consumatori e produttori, posizione sostenuta da molti Gruppi d'Acquisto Solidale, che porti di fatto a superare l’attuale sistema di certificazione.
Per fare il punto sulla questione e studiarne le prospettive AIAB ha iniziato a lavorare, sviluppando ricerca sul campo, al progetto "Le nuove frontiere della Certificazione", finanziato dal MIPAAF con i fondi del Piano nazionale per l'agricoltura biologica, ha organizzato tavoli di consultazione e ha promosso la “II Conferenza Nazionale sulla Certificazione Bio” (che si è svolta il 25 novembre a Roma).
Dalla conferenza è emerso che "Il biologico ha bisogno di un nuovo patto fiduciario tra mondo della produzione e consumatori. E questa nuova alleanza deve passare anche da una riforma del sistema di certificazione” (Andrea Ferrante, presidente di AIAB).
Il biologico è in crescita anche in un periodo di crisi globale che vede la contrazione del settore agroalimentare nel suo complesso; certamente un fattore fondamentale di questo successo è il forte rapporto di fiducia che si è instaurato fra produttore e consumatore.
La certificazione è nel DNA del biologico e ha sempre garantito questo rapporto fiduciario, ma sta diventando necessario riconsiderare le modalità di certificazione, non dando per scontato chel'unico modo per certificare, per dare garanzia, sia il modello assunto a livello europeo, prima con il regolamento 2092/91 e poi riaffermato nell'834/07, basato sulla certificazione di parte terza.
Nella conferenza è emerso che attualmente in Italia ci sono circa 40 mila aziende agricole ed allevamenti certificati, ma il numero di aziende che potrebbero praticare il metodo di produzione bio è valutato come molto più vasto. L'attuale modello di certificazione sembra essere un ostacolo a rimanere o ad entrare nel bio per alcune tipologie di aziende; i dati 2009 confermano che le piccole aziende tendono ad essere espulse dal bio.
La soluzione prospettata non sta nell’eliminare la certificazione, ma nel cambiarla, riformarla, allargarla a tutti coloro che si riconoscono nel modello del bio, ma che non sono attualmente certificati, garantendo loro, e ai loro prodotti, il diritto di fregiarsi del nome di produttore biologico. La discriminante deve essere se si certifica o meno e non “come” si certifica.
I pilastri dell'azione di riforma sono la semplificazione, il costo equo e le nuove forme di garanzia per allargare la base delle aziende che possono entrare nel sistema.
Queste le linee guida prodotte:
La certificazione di parte terza
Per l’attuale sistema basato sulla certificazione di parte terza, gli Organismi di Controllo e certificazione, gli obiettivi sono: semplificazione, miglioramento dell'efficacia e costo equo. E' necessario sburocratizzare, rendere più trasparente, ridare un ruolo fondamentale al tecnico ispettore e tarare su questo la determinazione dei costi di certificazione. Evitare di soffocare le aziende con un numero di adempimenti insostenibili e spesso inutili al fine di garantire i consumatori e gli stessi produttori.
La certificazione di gruppo
La certificazione di gruppo, che rimane all'interno della certificazione di parte terza, può essere la nuova frontiera del biologico italiano: andare oltre la conversione della singola azienda e cercare di convertire i territori. L'Europa non consente di praticarla pur avendola autorizzata, da anni , nei Paesi Terzi. Ci sono già sperimentazioni in questo senso nel Parco del Cilento e Vallo di Diano (il primo Biodistretto d'Europa) e nel Parco della Maremma.
La certificazione di gruppo potrebbe interessare anche le cooperative di produttori che trasformano in maniera associata il proprio prodotto - come i frantoi sociali, le cantine sociali ecc. – i cui soci sono chiaramente legati tra loro da un progetto comune e da una comune operatività.
I Sistemi Partecipativi di Garanzia (SPG)
La sperimentazione degli Sistemi Partecipativi di Garanzia è indubbiamente la proposta più innovativa, in quanto non sono un modello di certificazione basato sulla valutazione di parte terza, ma sulla partecipazione attiva di produttori e consumatori. Gli SPG, praticati in varie parti del mondo con successo, sono modelli organizzativi diversi di certificazione adattati alle reali necessità di un certo contesto geo-politico.
Su gli SPG la discussione è aperta, c’è chi ritiene che in Italia ed in Europa questo modello di certificazione potrebbe avere un ruolo importante per accompagnare le migliaia di aziende che hanno il loro sbocco commerciale esclusivamente sul mercato locale - ma che hanno un valore essenziale per il nostro paesaggio, per la difesa della biodiversità e del territorio – e che oggi praticano o vogliono praticare l’agricoltura bio, ma che il sistema di certificazione tende ad escludere. Altri sostengono che gli SPG, che sono adottati perlopiù nello sviluppo rurale dei Paesi cosiddetti “in via di sviluppo”, possono forse funzionare anche da noi in un'economia locale ove produttori e consumatori si conoscono reciprocamente e si "controllano" vicendevolmente – per esempio per le aziende che si rivolgono quasi esclusivamente alla vendita diretta e al circuito dei GAS – ma non sono adatti a rispondere agli obiettivi di sicurezza alimentare e garanzia del prodotto che si deve porre l’agricoltura biologica di un paese “sviluppato” che propone i suoi prodotti su scala più ampia e che per la quale la certificazione biologica prevalente non può che essere di "parte terza”.
Con la Conferenza Nazionale sulla certificazione bio si è aperta una fase di riflessione sul sistema di certificazione e di proposte di riforma che Aiab si propone di portare su tutti i tavoli istituzionali nei mesi a venire.
Fonti: AIAB, AAM Terra Nuova, Greenplanet
(Dicembre 2010)